Quando rivolgersi a uno psicologo

Io direi ‘SEMPRE’.

La Fondazione Umberto Veronesi suggerisce: Uno dei campanelli d’allarme è l’impossibilità di percorrere tutte le fasi dell’elaborazione della notizia di malattia. Oppure quando le reazioni sono di intensità elevata ed eccessiva, tale da interferire in modo importante con la vita di relazione o lavorativa; quando sono indipendenti da stimoli o situazioni contingenti, sono persistenti o si ripetono; quando le relazioni interpersonali e la capacità di interagire con gli altri vengono disturbate e quando i sintomi psicologici creano una sofferenza soggettiva evidente. In questi casi potrebbe essere necessario chiedere l’aiuto di uno specialista.

Non sono d’accordo con il fatto che ognuno di noi debba capire se sta oltrepassando il limite della normalità con le proprie reazioni.

Pochi incontri con gli psicologi permettono di:

  • normalizzare i propri vissuti
  • sentirsi compresi
  • trasformare il vortice di emozioni in pensieri chiari, forse meno catastrofici
  • iniziare a guardarsi attorno e prestare attenzione ai vissuti dei propri familiari in maniera da lavorarci assieme e migliorare la comunicazione- un clima familiare sereno e di supporto non può non aiutare il percorso terapeutico!

 

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