Rifiutarsi di sentirsi una malattia che cammina

La notizia del cancro al cervello, come potete immaginare, è stata scioccante per me. Non sapevo niente del cancro. Nella cultura occidentale, quando hai il cancro, in un certo senso sparisci. La vita in quanto essere umano complesso viene sostituita dai dati medici: le immagini, gli esami, i dati di laboratorio, la lista di medicine. E tutti cambiano. Improvvisamente diventi una malattia che cammina. I medici iniziano a parlare una lingua che non capisci. Cominciano a puntare il dito sul tuo corpo e sulle immagini. Anche la gente comincia a cambiare perché comincia ad avere a che fare con la malattia, invece che con l’essere umano. Dice, “Cos’ha detto il dottore?” prima ancora di salutare.

E nel frattempo, rimani con domande a cui nessuno sa rispondere. Sono domande del tipo, “Posso?”:Posso lavorare con il cancro? Posso studiare? Posso fare l’amore? Posso essere creativo? E ti chiedi, “Cos’ho fatto per meritarmi questo?” Ti chiedi, “Posso cambiare il mio stile di vita?” Ti chiedi, “Posso fare qualcosa? Ci sono altre opzioni?

Salvatore Iaconesi ci offre una splendida descrizione del suo rapporto con il cancro e della ricerca svolta a stabilire una relazione con esso che oltrepassa la medicina tradizionale, che spesso mette la persona in pausa per concentrasi sul corpo malato, per imparare a curarsi come individuo completo.

Ascoltatelo in questa TED Conference e leggete del suo progetto La Cura tuttora attivo.

M.T. Miletta

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