La scatola delle domande

I bambini non sono tutti gli stessi. Cosi’ come non lo sono tutte le famiglie.055bcb09c940b13f9c03a59ca5eff62e Per cui e’ difficile definire un metodo lineare su come aiutare i genitori ad ascoltare e toccare, per poi contenere, la sofferenza emotiva dei loro figli.

Pero’ abbiamo notato che ci sono famiglie con un linguaggio delle emozioni più  ridotto. Non si parla mai di sentimenti e di emozioni, non si condivide con gli altri il proprio stato; in una tendenza a proteggere se stessi e gli altri, si preferisce il silenzio.

I bambini di queste famiglie allora non parlano; per non ferire, e per non farsi male, tenendo tutto dentro. Allora abbiamo cercato un metodo di condivisione che passasse più dal cervello che dal cuore. Ci siamo inventati la scatola delle domande dove tutti posso mettere dei foglietti anonimi con le domande che gli ronzano in testa. Non e’ facile per i genitori stare seduti ad attendere domande che fanno male. E non posso non ammirare la  forza del genitore che per amore si rende disponibile a rispondere a domande che spesso fanno paura anche a se stessi.  Di solito rassicuro i genitori che non ci sono risposte giuste da dare, l’importante e’ che il bambino si senta libero di condividere i suoi dubbi e le sue paure alla fine.Un “non so” come risposta va anche bene. Posso testimoniare che alla fine molti genitori si sentono più sereni  dopo questa prova perché hanno avuto la possibilità’ di toccare con mano le ansie dei loro figli e hanno avuto la capacita’ di contenerle  o di annullarne completamente la portata perché realisticamente infondate.

Tornando alle domande, l’anonimato e’ importante perché garantisce il rispetto della regola familiare sulla protezione.

Quali sono le domande tipiche dei bimbi?Le prime quattro son domande che i bimbi pongono anche in eta’ prescolare.Dai 4 anni in su direi.

  1. Cos’e’ il cancro?
  2. Anche l’altro genitore lo prenderà’? E io?
  3. Perché hai preso il cancro?E’ colpa mia?
  4. Morirai di cancro?

E’ importante per un bambino capire cos’e’ il cancro. Basta una semplice spiegazione sul fatto che il nostro corpo sia composto da cellule “buone” che in questo caso vengono attaccate da cellule cattive che vorrebbero vincere e avere il sopravvento. Il play-do di due colori aiuta nella spiegazione.

Rispetto alle cause si può dare una risposta semplice e breve: Non conosciamo la cause ma non e’ niente che nonni, genitori o figli abbiamo fatto di cattivo.

La  domanda sulla trasmissibilità’ del cancro ad altri membri familiari andrebbe risposta in maniera rassicurante e onesta. Anche se non possiamo garantirlo, siamo quasi certi che a nessun altro al momento verrà diagnosticato un cancro.

La peggiore e’forse “Morirai di cancro?” anche perché tocca paure intime appartenenti agli stessi genitori. Questo e’ il punto in cui i genitori vorrebbero saltare dalla sedia e rassicurare i loro bambini che tutto andrà bene, perché e’ questo che vogliono dal profondo dei loro cuori. Nessuno pero’ può promettere di non morire. Il che non vuol dire che non si possa parlare di morte senza spaventarli o far pensare al peggio. Semplicemente si può rispondere che di cancro alcune volte si muore ma molte persone con cancro guariscono. Non si può garantire che si stara’ meglio ma che la persona con il cancro sta lottando con tutte le sue forze per stare meglio. Se la  persona con il cancro ha una cattiva prognosi, e’ importante far sapere ai bimbi che il genitore e’ seriamente malato ma che i dottori stanno facendo di tutto per farlo stare meglio . Se il genitore ha  una prognosi infausta e il morire non e’ poi cosi’ lontano, e’ molto importante sottolineare la gravita’ della malattia ma senza focalizzarsi sulla morte perché’ i bimbi hanno una scarsa concezione del passare del tempo e possono pensare all’imminente o al veramente lontano.

Non smetterò mai di sottolineare quanto una risposta onesta (calda e rassicurante allo stesso tempo, anche solo per il tono) aiuti i propri figli ad avere una visione più realistica di quello che gli sta accadendo. La domanda “Stai per morire?” e’ già nelle loro teste perché anche cinematograficamente e culturalmente il cancro e’spesso associato alla morte. Se l’adulto cambia soggetto o risponde con il silenzio, passera’ il messaggio che non e’ accettabile parlare di morte e spingerà il proprio figlio ad internazionalizzare il problema e a trovare risposte da se’.  Difficile da credere ma l’immaginazione del bambino spesso porta a conclusioni peggiori della realtà.

I bambini in eta’ scolare fanno poi domande più dettagliate rispetto alla situazione che li circonda. Alcuni esempi:

  1. Perché ti cadono i capelli?
  2. Se quando ti vengo a trovare in ospedale mi spavento,  ti arrabbi se lascio la stanza?
  3. E se un giorno cadi perché  ti senti male, cosa devo fare?
  4. Perché mamma o papa’ piange sempre?
  5. Andiamo lo stesso in vacanza, cinema, partita?
  6. Posso dirlo a scuola e ai miei amichetti?

Rispondere con “Un non so al momento” oppure ” Cerchiamo di trovare insieme una soluzione” e’ meno traumatico che non parlare proprio perché il silenzio li spinge a cattive interpretazioni della realtà e a paure crescenti sul possibile futuro.

Si ricordi: quando dei genitori si sentono sopraffatti emotivamente da queste conversazioni, e’ possibile farsi aiutare da psicologi e psicoterapeuti del settore a a programmarli nel rispetto dei tempi e dei vissuti personali. Il mio più caldo consiglio e’ di non dare risposte affrettate solo perché qualcuno suggerisce di parlare ai figli ma farlo solo quando ci si sente preparati a rispondere anche se questo rallenta più tempo .

Farsi aiutare da un professionista a gestire il vissuto emotivo di tutti i membri familiari di fronte al cancro e’ segno di forza e di resilienza.

Maria Teresa Miletta

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