Essere genitori con il cancro

Ho imparato molto dai bimbi dei miei pazienti oncologici.  Privi di quelle difese e e di quegli obblighi formali a proteggere il paziente oncologico, i bimbi non solo mostrano tutta la loro sofferenza ma mostrano anche una stupefacente capacita’ a voler capire e a voler trovare soluzioni al problema.

Naturalmente nessun bambino si permetterà’ di condividere vissuti, emozioni,  pensieri e dubbi senza il permesso dei genitori. Sanno quanto e cosa possono toccare.

Credo inoltre che le risposte che si aspettano debbano venire dal genitore. Perché’ e’ il genitore ad essere l’esperto del proprio figlio. E’ il genitore che sa come condividere i vissuti e i pensieri e lo fa nel rispetto della loro cultura familiare, del loro linguaggio emotivo.

Molti pazienti oncologici sono arrivati in terapia perché desiderosi di prendersi cura del benessere psicologico dei loro figli. Ma avevano già rinunciato al proprio ruolo genitoriale. “Sono il genitore malato,e’ colpa mia se stanno cosi’, devo anche far finta di non sapere niente , devo far finta di star bene. Chi lo sa se ci sarò più, forse e’ meglio che mi renda trasparente sin da ora. E affido mio figlio alle cure di un estraneo che ne sa più’ di me”.

Ecco perché’ primo passo di una terapia familiare e’ la restituzione della competenza genitoriale al paziente.  Non importa se c’e’ il cancro, quello che importa e’ dimostrarsi capace di saper guidare, di saper prendersi cura dei propri figli, di affrontare le cose insieme, di rispondere anche con dei “Non so” quando non si ha la risposta, ma mostrando ascolto. Perché quello che conta per un bimbo e’ che il genitore ci sia, stia con lui in questo viaggio nel mondo dell’incertezza; il bimbo deve poter riconoscere il suo dolore nel dolore del genitore e non sentirsi solo o strano.

E’ vero che il bambino ha le risorse per affrontare un trauma emotivo come il cancro di un genitore e che ne verrà’ fuori in qualche modo, ma questo vale se non lo si e’ lasciato solo con i suoi dolori; senza la possibilità’ di trasformare in parole quel marasma di emozioni indecifrabili che ha dentro, senza la possibilità di condividere con gli altri membri familiari e sentirsi cosi’ normale.

Allora non importa avere le risposte giuste come genitore,bisogna soltanto saper stare con i propri  figli in questo drammatico momento di difficoltà per tutti.

Posso pero’ dire che un genitore che sa stare (e che impara a stare) con il dolore e a non farsi fermare da questo, un genitore che alla domanda “Ma morirai di cancro?” (tipica dei bimbi) risponderà “Non lo so, morirò come tutti ma non so quando”, un genitore che sa stare con l’incertezza e permette a tutti di starci, sara’ ricordato come un genitore forte che sa “guidare la barca durante una tempesta in mare”.

 

 

 

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