Empatia, e’ tutto cio’ che serve

Sentiamo l’obbligo di dover dire a chi sta male qualcosa di positivo. Sentiamo la responsabilita’ di distrarlo dal dolore e dalla paura. Sentiamo l’urgenza di nascondere le brutte notizie e i peggioramenti come se una persona non sentisse sul suo corpo cosa le sta accadendo e non lo leggesse negli occhi e nel non detto dei…

La donna

Ho vissuto per cinque anni in Inghilterra dove , quasi per caso, mi son trovata a codirigere un servizio di psicologia all’interno del Centro di cure palliative specialistiche dell’ospedale di Norwich. Abbiamo lavorato al fine di fare accettare il supporto psicologico non come “scelta” del paziente oncologico ma come parte dell’assessment iniziale ritenendo che supportare…

Rifiutarsi di sentirsi una malattia che cammina

Improvvisamente diventi una malattia che cammina. I medici iniziano a parlare una lingua che non capisci. Cominciano a puntare il dito sul tuo corpo e sulle immagini. Anche la gente comincia a cambiare perché comincia ad avere a che fare con la malattia, invece che con l’essere umano. Dice, “Cos’ha detto il dottore?” prima ancora di salutare.

E nel frattempo, rimani con domande a cui nessuno sa rispondere. Sono domande del tipo, “Posso?”:Posso lavorare con il cancro? Posso studiare? Posso fare l’amore? Posso essere creativo? E ti chiedi, “Cos’ho fatto per meritarmi questo?” Ti chiedi, “Posso cambiare il mio stile di vita?” Ti chiedi, “Posso fare qualcosa? Ci sono altre opzioni?”

La scatola delle domande

Non e’ facile per i genitori stare seduti ad attendere domande che fanno male. E non posso non ammirare la forza del genitore che per amore si rende disponibile a rispondere a domande che spesso fanno paura anche a se stessi. Posso testimoniare che alla fine molti genitori si sentono più sereni dopo questa prova perché hanno avuto la possibilità’ di toccare con mano le ansie dei loro figli e hanno avuto la capacita’ di contenerle o di annullarne completamente la portata perché realisticamente infondate.

Cosa dire ai propri figli

Se un genitore si ammala di cancro, uno dei maggiori dilemmi e’ come parlarne ai figli. La tendenza di ogni genitore è, ragionevolmente, quella di proteggere i figli dalla sofferenza. Spesso, però, una buona comunicazione si rivela più terapeutica dell’assenza di comunicazione, perché fa sentire i figli più coinvolti, più partecipi e meno trascurati e…

La solitudine in ospedale. Testimonanza

Trovo questa testimonianza sulla solitudine del paziente oncologico molto chiara, triste ma forte allo stesso tempo. Tratta da un forum AIMac “C’è un aspetto che non mi capita quasi mai di leggere nei vari forum sul cancro. L’aspetto è quello della grande solitudine del malato oncologico ricoverato in ospedale. L’ordinarietà giornaliera di chi è ricoverato…