Quando rivolgersi a uno psicologo

Io direi ‘SEMPRE’. La Fondazione Umberto Veronesi suggerisce: Uno dei campanelli d’allarme è l’impossibilità di percorrere tutte le fasi dell’elaborazione della notizia di malattia. Oppure quando le reazioni sono di intensità elevata ed eccessiva, tale da interferire in modo importante con la vita di relazione o lavorativa; quando sono indipendenti da stimoli o situazioni contingenti, sono persistenti o si ripetono; quando le relazioni interpersonali e la…

Tenere stretti i momenti di felicità

Bisogna guardare fino in fondo questa intervista al Maestro Ezio Bosso che si definisce ‘persona normale’. Lui, malato cronico e affetto da una malattia degenerativa, ci spiega la sua filosofia di vita: tenere stretti i momenti di felicità, goderseli fino in fondo, cercando di contenere i momenti bui. In linea con quanto sempre sostengo, il lavoro…

Un cartone animato per parlare ai vostri figli

Prendetevi  il tempo di guardare questo splendido cartone animato ‘Mamma Uovo – La malattia spiegata a mio figlio’, vi aiuterà a parlare ai vostri figli della malattia oncologica. E’ un cartone che di nuovo ci aiuta a capire che i bambini stanno meglio se inseriti nel contesto dell’accoglienza, della cura amorevole, e della chiarezza di…

Empatia, e’ tutto cio’ che serve

Sentiamo l’obbligo di dover dire a chi sta male qualcosa di positivo. Sentiamo la responsabilita’ di distrarlo dal dolore e dalla paura. Sentiamo l’urgenza di nascondere le brutte notizie e i peggioramenti come se una persona non sentisse sul suo corpo cosa le sta accadendo e non lo leggesse negli occhi e nel non detto dei…

La donna

Ho vissuto per cinque anni in Inghilterra dove , quasi per caso, mi son trovata a codirigere un servizio di psicologia all’interno del Centro di cure palliative specialistiche dell’ospedale di Norwich. Abbiamo lavorato al fine di fare accettare il supporto psicologico non come “scelta” del paziente oncologico ma come parte dell’assessment iniziale ritenendo che supportare…

Rifiutarsi di sentirsi una malattia che cammina

Improvvisamente diventi una malattia che cammina. I medici iniziano a parlare una lingua che non capisci. Cominciano a puntare il dito sul tuo corpo e sulle immagini. Anche la gente comincia a cambiare perché comincia ad avere a che fare con la malattia, invece che con l’essere umano. Dice, “Cos’ha detto il dottore?” prima ancora di salutare.

E nel frattempo, rimani con domande a cui nessuno sa rispondere. Sono domande del tipo, “Posso?”:Posso lavorare con il cancro? Posso studiare? Posso fare l’amore? Posso essere creativo? E ti chiedi, “Cos’ho fatto per meritarmi questo?” Ti chiedi, “Posso cambiare il mio stile di vita?” Ti chiedi, “Posso fare qualcosa? Ci sono altre opzioni?”

La scatola delle domande

Non e’ facile per i genitori stare seduti ad attendere domande che fanno male. E non posso non ammirare la forza del genitore che per amore si rende disponibile a rispondere a domande che spesso fanno paura anche a se stessi. Posso testimoniare che alla fine molti genitori si sentono più sereni dopo questa prova perché hanno avuto la possibilità’ di toccare con mano le ansie dei loro figli e hanno avuto la capacita’ di contenerle o di annullarne completamente la portata perché realisticamente infondate.